PFAS nei rifiuti: una presenza da conoscere prima della gestione

La gestione dei rifiuti richiede una conoscenza sempre più approfondita delle sostanze che possono essere presenti al loro interno. Tra i contaminanti che meritano particolare attenzione rientrano i PFAS, composti utilizzati nel tempo in numerosi prodotti e processi industriali per le loro proprietà di resistenza all’acqua, ai grassi e alle alte temperature.

Al termine del ciclo di vita dei materiali, queste sostanze possono confluire in diverse tipologie di rifiuti. La loro elevata persistenza rende importante verificarne l’eventuale presenza, soprattutto quando la provenienza del rifiuto, il processo che lo ha generato o la sua composizione fanno ipotizzare l’impiego di sostanze fluorurate.

Le analisi di laboratorio forniscono dati utili per conoscere meglio le caratteristiche del rifiuto e supportare le valutazioni necessarie alla sua corretta gestione.

Come possono arrivare i PFAS nei rifiuti?

I PFAS possono essere presenti nei rifiuti perché contenuti nei materiali originari oppure perché utilizzati durante specifici processi produttivi.

Le possibili fonti comprendono:

  • residui provenienti da lavorazioni industriali;
  • materiali trattati con rivestimenti impermeabili, antiaderenti o antimacchia;
  • tessili tecnici e materiali sintetici;
  • imballaggi e manufatti contenenti sostanze fluorurate;
  • schiume antincendio dismesse;
  • fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue;
  • filtri, carboni attivi e altri materiali utilizzati nei processi di depurazione;
  • terreni e materiali derivanti da interventi effettuati in aree contaminate.

La composizione dei rifiuti può essere molto variabile. Per questo motivo ogni caso deve essere esaminato considerando l’origine del materiale, il processo che lo ha generato e la destinazione prevista.

Quali tipologie di rifiuti possono essere analizzate?

La ricerca dei PFAS può interessare differenti tipologie di rifiuti, sia solidi sia liquidi.

Tra le matrici potenzialmente analizzabili rientrano:

  • rifiuti industriali;
  • fanghi e residui di depurazione;
  • percolati;
  • materiali filtranti esausti;
  • terreni e materiali da scavo gestiti come rifiuti;
  • residui derivanti da processi di trattamento;
  • materiali contenenti rivestimenti o componenti fluorurati;
  • rifiuti derivanti dall’impiego di schiume antincendio.

La scelta dei composti da ricercare e delle procedure analitiche deve essere definita in relazione alle caratteristiche della matrice e agli obiettivi dell’indagine.

Dal rifiuto alle altre matrici ambientali

La presenza di PFAS nei rifiuti non riguarda esclusivamente il materiale nel quale vengono individuati.

Se non adeguatamente gestite, alcune di queste sostanze possono essere trasferite verso altre matrici ambientali. Il rilascio può avvenire, ad esempio, attraverso liquidi di processo, percolati, acque di dilavamento o residui prodotti durante le operazioni di trattamento.

Il rifiuto può quindi rappresentare un punto di passaggio dei PFAS verso:

  • acque superficiali e sotterranee;
  • suolo e sottosuolo;
  • fanghi e residui di trattamento;
  • altri materiali destinati al recupero.

Conoscere la composizione del rifiuto contribuisce a prevenire la diffusione dei contaminanti e a valutare con maggiore consapevolezza le successive operazioni di trattamento, recupero o smaltimento.

Perché effettuare le analisi?

La presenza dei PFAS non può essere riconosciuta attraverso l’osservazione del rifiuto. Per identificarli e quantificarli sono necessarie specifiche analisi di laboratorio.

I risultati analitici permettono di:

  • verificare l’eventuale presenza dei composti ricercati;
  • acquisire informazioni sulla composizione del rifiuto;
  • supportare le attività di caratterizzazione;
  • valutare le opzioni di trattamento, recupero o smaltimento;
  • contribuire alle verifiche di conformità rispetto alla normativa applicabile;
  • fornire dati tecnici ad aziende, gestori, consulenti ed enti.

L’esito dell’analisi deve essere interpretato insieme alle altre informazioni disponibili sul rifiuto. La presenza di PFAS, infatti, non determina da sola la classificazione o la destinazione del materiale, ma rappresenta un dato tecnico da valutare nel quadro complessivo della caratterizzazione.

L’importanza del campionamento

L’affidabilità del risultato dipende anche dalla qualità del campione sottoposto ad analisi.

I PFAS possono essere presenti a concentrazioni molto basse e alcune attrezzature, materiali o procedure utilizzati durante il prelievo potrebbero interferire con la determinazione analitica. È quindi importante adottare modalità di campionamento adeguate e prestare attenzione alla scelta dei contenitori, dei dispositivi di protezione e degli strumenti impiegati.

Una corretta pianificazione del campionamento aiuta a ottenere un campione rappresentativo e a ridurre il rischio di contaminazioni accidentali.

Il servizio del Centro Analisi Chimiche

Il Centro Analisi Chimiche di Marconia esegue analisi per la ricerca e la determinazione dei PFAS su differenti tipologie di rifiuti e matrici ambientali.

Il laboratorio supporta aziende, gestori, consulenti, professionisti ed enti nella definizione delle analisi più appropriate in funzione della provenienza del rifiuto, delle sue caratteristiche e degli obiettivi della verifica.

Grazie a metodologie analitiche dedicate, strumentazione specialistica e personale qualificato, il servizio fornisce dati affidabili e assistenza tecnica durante le attività di controllo e caratterizzazione.

Conclusioni

La gestione dei PFAS nei rifiuti inizia dalla conoscenza della loro eventuale presenza.

Le analisi di laboratorio consentono di acquisire informazioni utili sulla composizione del materiale, supportare la caratterizzazione e orientare le successive valutazioni tecniche verso modalità di gestione più appropriate.

Affidarsi a un laboratorio specializzato significa poter contare su risultati accurati e su un supporto qualificato per affrontare un tema complesso e in continua evoluzione, contribuendo a limitare il trasferimento dei PFAS dai rifiuti alle altre matrici ambientali.

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