La normativa sui PFAS: un quadro in continua evoluzione
La crescente attenzione nei confronti dei PFAS ha portato l’Unione europea e gli Stati membri a introdurre limiti, obblighi di monitoraggio e restrizioni applicabili a differenti settori.
Non esiste però un’unica normativa valida per tutti i PFAS e per tutte le matrici.
Le disposizioni possono cambiare in funzione:
- della sostanza considerata;
- della matrice da controllare;
- della destinazione del prodotto;
- del settore di utilizzo;
- della fase del ciclo di vita;
- dell’attività di produzione, recupero o smaltimento.
Acque potabili, alimenti, imballaggi, prodotti chimici e rifiuti sono quindi disciplinati da strumenti normativi differenti.
Per aziende e operatori è importante individuare prima il riferimento applicabile e, successivamente, definire un piano di campionamento e analisi coerente con gli obblighi previsti.
PFAS nelle acque destinate al consumo umano
La Direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano ha introdotto due parametri relativi ai PFAS:
- Somma di PFAS: 0,10 microgrammi per litro;
- PFAS totale: 0,50 microgrammi per litro.
Il parametro “Somma di PFAS” comprende un elenco definito di venti sostanze considerate rilevanti per le acque potabili. Il parametro “PFAS totale” fa invece riferimento alla totalità delle sostanze per- e polifluoroalchiliche.
Dal 12 gennaio 2026 gli Stati membri devono assicurare il rispetto dei valori previsti e attuare un monitoraggio armonizzato.
In Italia, la direttiva è stata recepita attraverso il Decreto Legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano.
Per valutare correttamente un risultato è quindi necessario verificare:
- quale parametro deve essere determinato;
- quali PFAS rientrano nel calcolo;
- il metodo analitico utilizzato;
- i limiti di quantificazione;
- il punto in cui deve essere verificata la conformità.
PFAS negli alimenti
Il Regolamento europeo 2023/915 stabilisce i tenori massimi di alcuni contaminanti negli alimenti e comprende limiti per quattro PFAS:
- PFOS;
- PFOA;
- PFNA;
- PFHxS.
La normativa considera sia i singoli composti sia, per le categorie previste, la loro somma.
I valori non sono uguali per tutti gli alimenti, ma variano in funzione della matrice e della categoria merceologica. Le disposizioni interessano, tra gli altri, alcune tipologie di carne, pesce, crostacei, molluschi e uova.
Per verificare la conformità non è quindi sufficiente ricercare genericamente i PFAS. È necessario conoscere:
- la categoria alla quale appartiene l’alimento;
- i composti disciplinati;
- il valore applicabile;
- il criterio utilizzato per calcolare la somma;
- le prestazioni richieste al metodo analitico.
PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti
Il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ha introdotto restrizioni specifiche per i PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti.
Dal 12 agosto 2026 non possono essere immessi sul mercato europeo imballaggi alimentari contenenti PFAS oltre le concentrazioni stabilite dal regolamento.
La disciplina riguarda gli imballaggi immessi sul mercato dopo tale data e comprende anche quelli realizzati con materiale riciclato.
Questo rende particolarmente importante:
- conoscere la composizione dei materiali;
- controllare le sostanze impiegate nei trattamenti superficiali;
- richiedere informazioni ai fornitori;
- verificare l’eventuale presenza di PFAS;
- conservare la documentazione utile a dimostrare la conformità.
L’analisi può quindi affiancare i controlli documentali, soprattutto quando la composizione o la provenienza del materiale non risultano sufficientemente definite.
PFAS nei prodotti e nei processi industriali
Alcuni PFAS sono già sottoposti a divieti o restrizioni specifiche nell’Unione europea.
PFOS, PFOA e PFHxS, insieme ai loro sali e ai composti correlati disciplinati, rientrano nel quadro europeo relativo agli inquinanti organici persistenti.
Altre limitazioni sono state introdotte attraverso il Regolamento REACH per specifici gruppi di PFAS, prodotti o utilizzi.
Gli obblighi possono riguardare:
- produzione;
- utilizzo;
- immissione sul mercato;
- concentrazione nei prodotti;
- gestione delle scorte;
- trattamento dei materiali a fine vita;
- smaltimento dei rifiuti contenenti sostanze regolamentate.
Per stabilire se una disposizione si applica è necessario identificare correttamente la sostanza, il prodotto, la concentrazione e l’impiego previsto.
Le restrizioni sulle schiume antincendio
Le schiume antincendio hanno rappresentato una fonte significativa di rilascio di PFAS nell’ambiente.
L’Unione europea ha adottato una restrizione che prevede l’eliminazione graduale dei PFAS da queste applicazioni, con periodi transitori differenziati in base al tipo di utilizzo e alla disponibilità di alternative.
Le prime misure iniziano ad applicarsi nell’ottobre 2026, mentre per alcuni usi sono previste tempistiche più lunghe e specifiche condizioni operative.
Per le organizzazioni interessate diventa importante:
- verificare la composizione delle schiume presenti;
- censire prodotti e scorte;
- controllare attrezzature e aree di utilizzo;
- pianificare la sostituzione;
- gestire correttamente residui e rifiuti;
- valutare eventuali contaminazioni ambientali.
PFAS nei rifiuti
La presenza di PFAS nei rifiuti può influire sulle modalità di gestione, soprattutto quando sono coinvolte sostanze già disciplinate dalla normativa europea sugli inquinanti organici persistenti.
Le analisi possono contribuire a:
- verificare la presenza dei composti regolamentati;
- supportare la caratterizzazione del rifiuto;
- valutare le possibili destinazioni;
- orientare il trattamento o lo smaltimento;
- limitare il trasferimento dei PFAS verso materiali recuperati;
- prevenire la diffusione verso acque e suolo.
La presenza di PFAS non determina automaticamente la classificazione del rifiuto. Il risultato deve essere valutato insieme all’origine, alla composizione complessiva, alla concentrazione rilevata e alle disposizioni applicabili.
La proposta di restrizione generale dei PFAS
A livello europeo è in corso la valutazione di una proposta di restrizione molto ampia nell’ambito del Regolamento REACH.
La proposta riguarda la fabbricazione, l’immissione sul mercato e l’utilizzo di un numero molto elevato di PFAS. Il percorso prevede la valutazione scientifica dei rischi, degli impatti socioeconomici, delle possibili alternative e delle deroghe considerate necessarie per determinati usi.
È importante distinguere tra:
- restrizioni già entrate in vigore;
- disposizioni con periodi transitori;
- proposte ancora in fase di valutazione.
La proposta generale non deve quindi essere comunicata come un divieto già operativo di tutti i PFAS. Le aziende devono però seguirne l’evoluzione, perché potrebbe produrre conseguenze significative su materiali, forniture, processi e prodotti.
Perché le analisi sono importanti per la conformità?
La normativa stabilisce quali sostanze, parametri o valori devono essere controllati. Il laboratorio traduce questi requisiti in un percorso analitico adeguato.
Le analisi possono essere utilizzate per:
- verificare il rispetto di un limite;
- controllare materie prime e prodotti;
- supportare programmi di autocontrollo;
- qualificare i fornitori;
- valutare materiali destinati al recupero;
- monitorare acque e matrici ambientali;
- acquisire dati utili alla gestione dei rifiuti;
- supportare la documentazione tecnica aziendale.
Il piano analitico deve essere definito in relazione al riferimento applicabile. Analizzare un elenco generico di PFAS potrebbe non essere sufficiente se la normativa richiede composti, somme, unità di misura o prestazioni metodologiche specifiche.
Come prepararsi all’evoluzione normativa
Le aziende possono adottare un approccio preventivo articolato in alcune attività fondamentali:
- individuare i prodotti e i processi nei quali potrebbero essere presenti PFAS;
- raccogliere informazioni e dichiarazioni dai fornitori;
- verificare le norme applicabili al proprio settore;
- definire le sostanze e le matrici da controllare;
- programmare analisi mirate;
- valutare materiali e tecnologie alternative;
- aggiornare periodicamente procedure e documentazione.
Questo percorso permette di affrontare gli obblighi in modo più consapevole e di ridurre il rischio di interventi tardivi quando entrano in vigore nuove restrizioni.
Il servizio del Centro Analisi Chimiche
Il Centro Analisi Chimiche di Marconia esegue analisi per la ricerca e la determinazione dei PFAS su differenti matrici ambientali, alimentari e industriali.
Il laboratorio supporta aziende, produttori, gestori, consulenti, professionisti ed enti nella definizione del piano analitico, considerando:
- la matrice da esaminare;
- i PFAS da ricercare;
- l’obiettivo del controllo;
- il riferimento normativo o tecnico;
- i limiti di quantificazione necessari.
Grazie a metodologie dedicate, strumentazione specialistica e personale qualificato, il servizio fornisce dati affidabili e assistenza tecnica durante le diverse fasi dell’attività di controllo.